Formaggi, l’Italia dice no a Bruxelles sul latte in polvere

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Il governo italiano ha confermato alla Commissione europea la volontà di mantenere la legge italiana 38 del 1974 che vieta l’utilizzo di latte in polvere per la produzione di formaggi. Secondo il governo, la materia non è armonizzata a livello europeo, quindi c’è libertà per gli Stati membri di avere norme più restrittive rispetto a quelle Ue.
Coldiretti sta con il governo: “E’ stato rispettato il patto salva formaggio italiano simbolicamente siglato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal ministro delle politiche agricole Maurizio Martina davanti a 30mila agricoltori della Coldiretti ad Expo”, ha commentato il presidente dell’associazione Roberto Moncalvo.

Italia verso una procedura d’infrazione
Lo scorso giugno, la Commissione aveva chiesto all’Italia di cancellare il divieto dal momento che, valendo solo per gli allevatori italiani, costituirebbe una distorsione della concorrenza nei confronti dei produttori stranieri, liberi di produrre e vendere formaggi prodotti con il latte in polvere anche in Italia. Non a caso, riferisce il portavoce del commissario Ue all’Agricoltura Phil Hogan, a denunciare la situazione alla Commissione europea è stata proprio un’azienda italiana.

Latte in polvere non riguarda formaggi Dop e Igp
Un’eventuale modifica della legge italiana non interesserebbe i formaggi a denominazione di origine protetta (Dop e Igp) per i quali, come aveva confermato l’eurodeputato Comagri Paolo De Castro all’indomani dell’invio della lettera della Commissione europea all’Italia.

Formaggi prodotti con latte in polvere già in vendita
Nei supermercati italiani si possono già trovare formaggi prodotti con latte in polvere realizzati da produttori stranieri non soggetti al divieto imposto dalla legge italiana del 1974. Un’incongruenza denunciata alla Commissione europea proprio da un ex eurodeputato italiano, il leghista Oreste Rossi, nel 2013.

Coldiretti sul piede di guerra
Secondo Coldiretti, la richiesta della Commissione europea “è un inganno per i consumatori che mette a rischio un patrimonio gastronomico custodito da generazioni, con effetti sul piano economico, occupazionale ed ambientale”.
“Con un chilo di polvere di latte, che costa sul mercato internazionale 2 euro – sottolinea l’associazione – è possibile produrre 10 litri di latte, 15 mozzarelle o 64 vasetti confezioni di yogurt e tutto con lo stesso identico sapore perché viene a mancare quella distintività che viene solo dal latte fresco dei diversi territori”.

Etichette più chiare per i consumatori
Lo scorso agosto, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare, il commissario Ue Phil Hogan aveva suggerito che una possibile soluzione potrebbe essere “un’etichettatura appropriata dei prodotti” dal momento che “gli Stati membri possono adottare disposizioni che richiedono ulteriori indicazioni obbligatorie per tipi o categorie specifici di alimenti, a condizione che tali indicazioni siano giustificate” da una serie di motivi, fra cui “protezione dei consumatori, prevenzione delle frodi, delle indicazioni di provenienza e delle denominazioni d’origine”.

(Pubblicato su Agronotizie.it)

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