Fondo salva Stati, un debutto agrodolce

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L’Indro.it
La buona notizia è che il fondo salva Stati ESM è stato ufficialmente inaugurato. La cattiva notizia è che non si sa ancora se funzionerà e soprattutto quanto durerà. Perché da semplice fondo salva Stati dei Paesi sull’orlo della bancarotta, l’Esm è stato incaricato di altre due funzioni vitali: ricapitalizzare le banche e soccorrere i Paesi in difficoltà in chiave anti spread. Eppure non si è ancora sicuri che l’Ems potrà intervenire sui guai attuali delle banche greche e spagnole, almeno a giudicare dalle ultime prese di posizione dei cosiddetti falchi d’Eurozona (Germania, Olanda e Finlandia), e non si sa se la sua attuale potenza di fuoco, 500 miliardi di euro, sarà sufficiente per salvare Paesi come Spagna e Italia.
Ma partiamo dalle buone notizie. Dopo mesi di gestazione, il Fondo Salva Stati è stato inaugurato ieri a Lussemburgo, in occasione della riunione mensile dei ministri dell’Economia dei 17 Paesi Euro. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, che ha presieduto il board Ems, lo ha definito “la pietra miliare del firewall europeo” e “parte integrante della strategia globale per assicurare stabilità finanziaria alla zona euro”.
Soddisfatto, e ci mancherebbe altro, il direttore del fondo (che ha personalità giuridica e il cui board è composto proprio dai ministri dell’Eurozona), Klaus Regling, tedesco, che ha subito preso il toro – è il caso di dirlo – per le corna parlando della ricapitalizzazione delle banche spagnole e garantendo che i fondi saranno messi a disposizione di Madrid a “novembre o più tardi”.
Ecco che l’Esm (European Stability Mechanism) prende ufficialmente il posto del fondo anti-crisi temporaneo Efsf con una potenza di fuoco di 500 miliardi (più i rimanenti del Efsf) che verranno messi a disposizione proporzionalmente dai Paesi dell’Eurozona (il maggior contribuente è la Germania) e 200 dei quali saranno già disponibili entro fine novembre.
In parole povere, l’Esm sarà il ’braccio armato’ (di soldi) della Bce, che proprio tramite il fondo potrà eseguire delle operazioni al limite del suo mandato originale (ma pur sempre comprese in questo mandato, come ha specificato in più occasioni Mario Draghi). Tre le funzioni principali del fondo rientrano: salvare i Paesi in difficoltà, ricapitalizzare direttamente le banche e acquistare bond nazionali in chiave anti spread (si tratta del piano anti spread fortemente voluto da Monti per aiutare quei Paesi, come l’Italia, colpiti da tassi di interesse troppo elevati anche a fronte di una condotta ’virtuosa’ dal punto di vista dei conti e delle riforme).
Insomma, in teoria tutto bene, se non fosse che l’efficacia dell’Esm è già messa in discussione da macchinazioni al suo interno. In un recente incontro tra i ministri delle finanze dei tre ’falchi d’Europa’ (Germania, Olanda e Finlandia) a Helsinki è stato rimesso tutto in discussione: il fondo non deve essere usato per aiutare le banche già in difficoltà, ma solo quelle che si troveranno in cattive acque d’ora in avanti. Insomma, che Grecia, Spagna e Irlanda se la vedano da sole con i propri istituti di credito sull’orlo del fallimento. Una doccia fredda per quanti speravano, e sperano tuttora, che l’Ems serva in primo luogo a spegnere gli incendi attuali delle banche spagnole. Ad oggi si tratta solo di una proposta, ma quando bisognerà staccare l’assegno, questa posizione potrà pesare eccome.
Do ut des. Ecco che per evitare l’ennesimo impiccio sul fondo salva Stati, tanto per cambiare, si tratta con Berlino. A livello informale, per carità, ma all’Ecofin di oggi il messaggio che è passato è che una posizione più ’morbida’ da parte della Germania sul funzionamento dell’Esm sarebbe ricompensata con un’accelerata generale sulla Tobin tax.
Da sempre favoevole, insieme alla Francia, a tassare le transazioni finanziarie, la Germania oggi aveva infatti bisogno di alleati per superare la soglia dei nove Paesi indispensabili a far scattare il meccanismo di ’cooperazione rafforzata’ che prevede la possibilità di attuare una determinata normativa europea anche se non tutti i Paesi sono d’accordo. Oggi la Tobin tax ha ricevuto l’ok di ben 11 Paesi, con Italia e Spagna che hanno votato sì in extremis. Adesso sarà interessante vedere la posizione della Germania sugli aiuti retroattivi del fondo Ems.
Ma non è finita qua. Se 500 miliardi di euro possono sembrare ’una bella somma’, largamente sufficiente a salvare un Paese come la Grecia, 11 milioni di abitanti e un’economia medio piccola, per tirare fuori dal guado della crisi una grossa economia come quella spagnola, o peggio ancora quella italiana, ci vorrà ben altro. 40 miliardi, tra l’altro, sono già stati ipotecati per le banche spagnole, ’falchi’ permettendo.
Insomma, un esordio tanto atteso quello del fondo salva Stati che però, tanto per cambiare, lascia aperti troppi interrogativi sul futuro.

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