Finanza e cocaina

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Un altro elemento che può aver giocato un ruolo importante nella crisi finanziaria mondiale è la cocaina.

[…] La cocaina è particolarmente adatta a colui che cerca di sottrarsi ai limiti del reale per osare quello che la ragione gli impedirebbe di fare, in modo particolare all’interno di un universo di intensa competizione.
[…]Il cocainomane sviluppa un cervello virtuale, che deve essere alimentato sempre di più, contraddistinto da fasi d’euforia sempre maggiori, e questo a discapito del suo cervello reale. Presto non riconosce più alcun limite morale, nessun stato di diritto. Non ammette né limiti né freni. Si crede dotato di un’intelligenza assoluta e in grado di risolvere tutte le difficoltà. Si crede addirittura superiore al dolore, alla fatica, al sonno e alla fame. Si reputa invincibile ed è persuaso di essere infallibile.

[…] Il mondo della finanza è il riflesso di questo universo senza stato di diritto, dove tutto è possibile all’interno di un contesto di ottimismo e di virtualità assoluta. È un mondo di competizione estrema che si gioca su tutti i mercati del mondo, 24 ore su 24. Per questo si tratta dell’universo perfetto del cocainomane, dei sonnambuli euforici.

[…] Il broker cocainomane non mette mai in dubbio le proprie decisioni, decisioni sempre di più avventate. Persiste a fare investimenti assurdi, e solo di fronte al fallimento sprofonda nel pessimismo, nella depressione, nella paranoia e quindi nel panico. Esattamente quello che è successo sui mercati, prefigurazione di quello che sarebbe un mondo sotto effetto della cocaina: un incubo d’irrealtà euforica, incosciente e suicida.

(mia traduzione di un estratto di “La crisi et après” di Jacques Attali)

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