Finalmente il brevetto europeo (senza Italia)

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L’Indro.it

Se ci fosse anche la parolina ’Italia’ sarebbe davvero un happy end. Dopo anni e anni di contrattazione, a volte anche serrate, l’Europa mette a segno uno degli obiettivi “economicamente” più interessanti per il completamento del mercato interno europeo: il brevetto unico made in Ue. A margine delle draconiane discussioni sulla crisi economica, i capi di Stato e di governo sono riusciti a trovare un accordo che soddisfa tutti, o quasi. Da decidere, infatti, ormai c’era solo la sede principale dell’ufficio del brevetto. Tre erano rimasti i contendenti: Gran Bretagna, Francia e Germania. L’Italia era rimasta al palo da un bel po’.
Si tratta del brevetto unico europeo (European Patent) che andrà a sostituire quelli attuali nazionali e sarà appunto riconosciuto in tutta l’Ue. Così facendo si abbatteranno i costi per chi vuole registrare una qualsiasi invenzione e proteggerne i diritti di proprietà per un massimo 20 anni. Si cancelleranno di riflesso gli onerosi costi di traduzione nelle altre lingue e di convalida a livello nazionale. Un brevetto standard valido in 13 Stati costa oggi circa 20mila euro contro i 1.850 euro negli Stati Uniti. Il brevetto europeo abbasserà la spesa a circa 6.200 euro, grazie soprattutto al risparmio nelle traduzioni, che passerebbero dai 14mila euro di media a soli 680.

Ma veniamo all’accordo raggiunto. Essendo ’europeo’, gli ideatori dell’European Patent hanno pensato bene di realizzarlo nelle tre lingue di lavoro dell’Ue, ovvero inglese, francese e tedesco. Ecco che proprio questi tre Paesi hanno insistito fino all’ultimo per avere dentro i propri confini nazionali la sede del principale dell’ufficio del brevetto europeo, un tormentone che in Europa si ripete ogni volta che c’è da decidere dove erigere un’agenzia, distaccamento o ufficio comunitario di turno (nel 2002 quando si decise che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare Efsa sarebbe finita a Parma, l’allora Premier Silvio Berlusconi dichiarò di averla scampata grazie alla “corte fatta alla presidentessa finlandese Tarja Halonen” rivale a contendersi l’agenzia).

Ebbene questa volta Angela Merkel, Francois Hollande e David Cameron c’hanno provato fino alla fine ad aggiudicarsi la sede dell’ufficio. Ne è uscito un bel compromesso: la sede principale sarà a Parigi, una sede amministrativa sarà ospitata a Monaco e un’altra per la gestione dei brevetti importanti a Londra. Molto soddisfatto il Commissario Ue al Mercato interno Michel Barnier: ’’Finalmente!’’, ha commentato su twitter. C’è da capirlo. Sono infatti 40 anni che la Ue cerca di dotarsi di un brevetto comune.

E l’Italia? Qui tocchiamo un tasto dolente. Roma è rimasta fuori dai giochi a causa di un, per molti versi controproducente, braccio di ferro sulla lingua del brevetto. Italia e Madrid hanno fatto l’impossibile per infilare tra le lingue ufficiali del dialetto anche italiano e spagnolo, in nome di chissà quale principio che, al di là delle lingue di lavoro del’Ue che effettivamente sono tre, avrebbe potuto essere adottato a tutte le altre 20 lingue dell’Unione (27 Paesi ma 23 lingue ufficiali).

Ecco allora che nel corso dei mesi gli altri 25 Paesi europei hanno deciso di andare avanti inaugurando una procedura eccezionale, compresa dai trattati, e chiamata ’cooperazione rafforzata’, e che permette a 9 Paesi membri di poter proseguire su determinate questioni ove l’Ue non abbia competenza esclusiva. Con il cambio di governo dello scorso novembre, il Ministro alle Politiche comunitarie Enzo Moavero ha cercato di metterci una pezza, rincorrendo il treno del brevetto europeo avendo ben presente, almeno più del suo predecessore, l’importanza di fare parte della partita. Ma, appunto, il treno era ormai partito. Anche se, a onor del vero, l’Europa si è dimostrata disponibile a riparlarne.

Una scelta infelice, hanno concordato in molto, ma che all’epoca i rappresentanti italiani hanno difeso come una vera e propria guerra di orgoglio nazionale. E dire che c’è stato qualcuno che, con un pizzico di faccia tosta – bisogna proprio dirlo – ha provato a reclamare anche che la sede del nuovo brevetto europeo dovesse andare a Milano. “Come Lega Nord abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere che Milano venga riconosciuta capitale europea dei brevetti e alla città venga assegnata la Corte europea dei brevetti”, diceva Matteo Salvini nel dicembre scorso. Probabilmente si era perso qualche puntata. E meno male che è pure Eurodeputato.

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