Elezioni in Austria, ecco Franz Stronach, 80enne ed euroscettico

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Ilfattoquotidiano.it
L’homo novus dell’Austria si chiama Frank Stronach, milionario, euroscettico, 80 anni suonati. Dopo una vita passata in Canada, dove ha fondato un impero automobilistico e fatto una montagna di soldi, Stronach è tornato in madre patria “per cambiare la politica” e correre per le elezioni politiche del 2013. Personalissimo il suo partito, anzi “movimento” come dice lui, il “Team Stronach”. E già i sondaggi (istituto Imas) lo danno al 17 per cento, mentre per il quotidiano viennese Der Standard addirittura il 40 per cento degli austriaci lo vorrebbe vedere al governo.
“Abbiamo bisogno di nuove idee. Abbiamo bisogno di nuovi valori. Possiamo farcela. Siamo i migliori”. Così Stronach ha arringato i presenti alla prima conferenza stampa del suo nuovo “movimento”, perché, come ci tiene a ribadire, “non si tratta di un partito”. “Non sono un politico. Noi siamo un movimento, un movimento di austriaci”. Nonostante la non tenera età, Stronach sprizza ottimismo per un Paese che, secondo lui, ce la può fare (anche perché, seppur in tempo di crisi, l’Austria conserva la tripla A di rating finanziario).

E all’ottimismo ha aggiunto anche un po’ di facili promesse, come meno burocrazia nell’amministrazione pubblica e meno tasse. Quanto basta per schizzare nei sondaggi, complice il vento di anti politica che soffia in tutta Europa e il vuoto lasciato da Jörg Haider, leader estremista scomparso nel 2008 che nel 1991 era stato costretto a dimettersi da governatore della Carinzia per aver elogiato pubblicamente la politica socio-economica di Adolf Hitler.

Ma chi è Stronach? Immigrato nel 1954 in Canada ha fatto fortuna nel settore automobilistico partendo da zero e raggiungendo un attuale patrimonio di 1,2 miliardi di euro (dati Forbes). La stra inizia nel 1957 quando lancia il suo primo gruppo di componentistica, la Multimatic Investments Limited. Nel 1969 ecco la fusione con la Magna Electronics Corporation Limited da cui nasce l’attuale Magna International, colosso globale della componentistica per l’auto con oltre 70mila dipendenti e un fatturato da 23,7 miliardi di dollari (dati 2008).

Una fortuna accumulata dal nulla ma con qualche punto interrogativo. Come quel miliardo e mezzo di dollari di investimenti ricevuti nel maggio del 2007 da Oleg Deripaska, leader della GAZ, seconda casa produttrice di automobili russe, nono uomo più ricco del mondo (secondo Forbes), amico personale di Vladimir Putin nonché sospettato di relazioni pericolose con la criminalità organizzata russa (secondo quanto riportato dal Wall Street Journal in merito al rifiuto nel 2006 da parte degli Usa di farlo entrare nel Paese). Poi nel 2009 la tentata scalata alla Opel, sempre in cordata con l’amico russo, tentativo poi finito nel nulla.

A riportarlo in Austria oggi solo uno smisurato senso di responsabilità, a sentire lui. “L’Austria è la mia terra natale. Le mie radici sono qui”, ha detto in conferenza stampa con un forte accento canadese. Due i cavalli di battaglia del Team Stronach: lotta alla corruzione e uscita dall’Euro. Si perché anche Vienna non è immune alle bustarelle. Lo scorso settembre ha dovuto abbandonare la vita politica l’ex premier e leader del partito popolare austriaco Övp Wolfgang Schüssel, indagato per la privatizzazione di Telekom Austria. Da allora sul registro degli indagati ci sono finiti personaggi importanti della vita politica del Paese, tant’è che tra la popolazione ha iniziato a serpeggiare un certo mal di pancia per l’attuale establishment, terreno fertile per nuove formazioni politiche, anzi anti politiche.

Ma forse ancora più forte di questi tempi è l’appeal anti euro. “Ogni Paese deve avere la sua moneta. In questo modo quella austriaca sarebbe più forte addirittura del marco tedesco”. Stronach ne è così sicuro che non ha esitato a scagliarsi contro Angela Merkel, la quale, secondo lui “o è stupida o fa il gioco delle banche, ma in ogni modo non sta aiutando il popolo tedesco”. Aspettando le reazione ufficiale di Berlino, Stronach si permette pure di dare il tasso di cambio ai rispettivi Paesi europei: su una scala da 1 a 100, con la moneta austriaca uguale a 100, alla Grecia spetterebbe 40, mentre all’Italia o alla Spagna 60 o 70.

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