EFSA criticata per conflitto di interessi. “Accuse smentite più volte in passato”

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Helpconsumatori.it
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare Efsa, con sede a Parma, è accusata di “conflitto d’interessi” per alcuni pareri scientifici espressi in merito a sostanze legate alla catena alimentare. Alcune Ong parlano di “non indipendenza” degli esperti di cui si avvale l’agenzia europea e di “scarsa trasparenza” nel processo decisionale. L’Efsa risponde punto su punto: “Accuse pretestuose già chiarite più volte in passato”.   Corporate Europe Observatory ed Earth Open Source accusano: l’EFSA non è trasparente. Le due associazioni hanno pubblicato un rapporto (“Conflicts on the menù”) dove accusano l’agenzia di avvalersi di esperti legati a doppio filo con il mondo dell’industria. Nel rapporto, le due associazioni fanno una dettagliata lista dei casi sospetti tra 2010 e 2011. Nell’elenco figurano professionisti (pag. 25) che hanno lavorato su determinati pareri e il loro supposto legame con il mondo dell’industria. “Molti membri dei panel Efsa hanno stretti legami con industrie biotecnologiche, alimentari o chimiche”, si legge nel rapporto. Tra i casi sospetti che vengono indicati del rapporto troviamo alcuni prodotti Ogm, alcune sostanze come il Bisfenolo A (BPA) e l’Aspartame, e la metodologia Threshold of Toxicological Concern (TTC) usata per valutare la soglia di tossicologia di alcune sostanze.   Claire Robinson, ricercatrice della Ong Earth Open Source ed autrice del rapporto non ha dubbi: “L’Efsa deve essere completamente riorganizzata”. Le associazioni chiedono che: i parerei EFSA siano redatti da laboratori indipendenti e finanziati con fondi pubblici; sugli stessi pareri vengano fatti dei controlli a posteriori; gli esperti in aria di conflitto di interessi vengano scartati dai panels; l’agenzia venga fornita di maggiori risorse e personale.   EFSA smentisce tutto: accuse false già confutate più volte in passato. “Rispetto al riconoscimento ricevuto da parte degli Stati Membri e delle parti interessate per il contributo dato alla salute pubblica in Europa nei suoi primi 10 anni di attività, il riutilizzo di queste informazioni faziose ed errate, già chiarite più volte in passato, illustra ancora una volta la deliberata mancanza di volontà di comprendere la complessità delle questioni scientifiche valutate ogni giorno dall’Efsa e di riconoscerne il rigoroso approccio nell’assicurare l’indipendenza del proprio lavoro scientifico”.   L’EFSA garantisce l’indipendenza dei suoi esperti. L’agenzia fa sapere che “i membri del comitato scientifico, dei gruppi di esperti scientifici e dei gruppi di lavoro, nonché gli altri esperti esterni, sono selezionati sulla base della loro esperienza e competenza scientifica e di criteri oggettivi e trasparenti”. “Tutti gli esperti sono tenuti a sottoscrivere una dichiarazione d’impegno, che comporta l’impegno ad agire in modo indipendente e a fornire una dichiarazione di interesse (DOI) annuale per ogni gruppo dell’Efsa di cui fanno parte”. Inoltre, “prima di ogni riunione, devono presentare un’apposita dichiarazione scritta da cui risultino i loro interessi specifici per ogni punto dell’ordine del giorno e, all’inizio di una riunione, devono rendere noti verbalmente altri eventuali interessi”.   Esperti esclusi e indipendenza dall’industria alimentare. L’Efsa fa sapere che solo nel 2010, a seguito di conflitti di interesse identificati, ben 24 esperti scientifici sono stati esclusi dalle attività, 280 dalla redazione di opinioni scientifiche e altri 53 da discussioni su argomenti/riunioni specifiche. Sulle presunte connessioni con l’industria, l’Efsa ricorda di aver emesso pareri non favorevoli per circa l’80% delle indicazioni nutrizionali e salutistiche su prodotti alimentari venduti sul mercato europeo, di aver espresso dubbi sulla sicurezza nel campo dei coloranti alimentari che hanno portato al divieto di uso del colorante Rosso 2G, e di aver contribuito a portare ad una riduzione della metà dei casi di salmonella umana (derivante da animali di allevamento) dal 2004 a oggi.   Chiarezza sul “Threshold of Toxicological Concern (TTC)”. L’Efsa precisa che questa metodologia non rimpiazza la valutazione della sicurezza dei prodotti soggetti a regolamentazione, per i quali comunque devono essere presentati specifici dati tossicologici (ad esempio pesticidi ed additivi). “Ci sono decine di migliaia di sostanze chimiche attualmente in uso sul mercato dell’UE, e anche sostanze chimiche naturalmente presenti nell’ambiente, per le quali i dati a disposizione sono scarsi, se non del tutto assenti”. Secondo l’agenzia “non sarebbe realistico supporre che tutte le sostanze chimiche debbano essere bandite in attesa della disponibilità di dati tossicologici che permettano agli scienziati di effettuare valutazioni del rischio complete”. Per questo, “invece di lasciare sul mercato prodotti chimici non testati, l’approccio TTC consente una disamina iniziale efficace di prodotti chimici già sul mercato e per i quali i dati tossicologici disponibili sono pochi o nulli”.   Ogm, approvazione trasparente? Il rapporto delle due Ong critica duramente l’approvazione della patata transgenica Amflora (solo per uso industriale) nel marzo 2010 da parte dell’Efsa. Sotto accusa  il parere favorevole dell’agenzia inquinato, secondo le associazioni, dalla posizione del progetto di ricerca pro Ogm Entransfood. In merito agli studi condotti dall’industria Ogm, l’Efsa risponde che “per ogni alimento, spetta a chi richiede l’approvazione di dimostrare la sicurezza del prodotto che viene poi valutata dall’agenzia”. Il panel Efsa valuta tutte le informazioni scientifiche ponendo l’onere per i richiedenti di fornire dossier di alta qualità scientifica, in linea con i documenti guida Efsa definiti sulla base di standard riconosciuti a livello internazionale.

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