Ecco il vertice europeo che (forse) deciderà le sorti dell’Euro

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I capi di Stato e di governo sono riuniti a Bruxelles per l’ultimo summit europeo prima della pausa estiva. Sul tavolo del summit la mutualizzazione del debito, gli eurobond, un piano anti spread, gli aiuti bancari ai Paesi in difficoltà, il piano crescita da 130 miliardi di euro, la tobin tax, l’unione bancaria e fiscale nonché una maggior integrazione fiscale. Italia e Germania protagoniste assolute della riunione. Se l’Italia non strapperà alla Germania in Sì al fondo anti spread, l’intero governo Monti potrebbe risentirne. Inoltre mercati e grandi investitori individuano proprio nell’Italia il prossimo obiettivo della crisi, che dopo Madrid potrebbe abbattersi su Roma.
Tobin Tax in cambio di piano anti spread. Mario Monti e Angela Merkel si confrontano su molti punti ma soprattutto sulla richiesta di introdurre un piano europeo che blocchi l’impennata dello spread (differenziale tra obbligazioni e nazionali e quelle tedesche). L’Italia chiede un intervento europeo che a difesa dei Paesi colpiti dai mercati come finanziamenti agevolati ai fondi salva Stati (Efsf ed Ems) senza le misure draconiane imposte alla Grecia dalla Troika (Ue-Bce-Fmi). In cambio il Premier italiano potrebbe appoggiare la Tobin Tax sulla quale allo scorso Ecofin (riunione dei ministri delle finanze) è stato trovato l’accordo per una “cooperazione rafforzata” ovvero la possibilità per almeno 9 Stati membri di introdurre la tassazione sulle transazioni finanziarie FTT nel loro Paese. L’Italia ha sempre detto che si tratta di una misura utile solo se introdotta “a livello europeo”. Il piano sullo spread è stato tuttavia criticato nei giorni scorsi dalla Commissione europea, definito dal Commissario Ue agli Affari monetari come “paracetamolo finanziario”.

Ministro delle finanze tedesco apre agli Eurobond. Il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha dichiarato in un’intervista al Wall Street Journal che “la Germania potrebbe accettare una mutualizzazione del debito nel caso di una “politica fiscale comune irreversibile e ben coordinata”. Questa concessione, secondo Schaeuble, potrebbe verificarsi anche prima che l’indispensabile firma dei trattati venga completata”, in caso contrario “non ci saranno obbligazioni garantite in comune”. La Germania potrebbe volere in cambio la “creazione di un commissario politico ai bilanci, uno zar dei bilanci, che consenta a Bruxelles un ampio potere sulle finanze dei paesi”, una figura che potrebbe quindi intervenire direttamente nei bilanci degli Stati membri, bocciare i bilanci nazionali che non siano in linea con regole dell’Unione monetaria e sanzionare i membri inadempienti con multe e altre misure. Non si tratta degli Eurobond (obbligazioni comiuni dell’aria Euro) ma assomigliano ad una mutualizzazione concreta del debito che darebbe respiro a quei Paesi, come Spagna e Italia, nella tempesta dei mercati.

130 miliardi per rilanciare la crescita. La Francia vuole mettere al sicuro l’impegno informale raggiunto a Roma la settimana scorsa tra Monti, Hollande e Merkel circa lo stanziamento di un pacchetto di 130 miliardi di euro per rilanciare crescita ed occupazione. Hollande, che gode in patria di una maggioranza assoluta anche all’Assemblea nazionale, si trova a far fronte ad un’impennata di disoccupazione e ad una recessione allo 0,4% per il 2012. Il Presidente francese, che ha fatto della crescita la propria battaglia europea, potrebbe concedere qualcosa alla Germania in tema di “sovranità nazionale budgetaria” secondo le rischieste di interventismo di Berlino.

Il piano dei quattro per salvare l’Europa. Sul tavolo del summit anche il piano  per una maggiore integrazione dell’Eurozona elaborato dal presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, dal presidente della Commissione Ue, Jose’ Manuel Barroso, dal presidente della Bce, Mario Draghi, e dal presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker elaborato nei giorni scorsi. Tra le misure contenute nel piano, criticato da molti, il potere dell’Ue di riscrivere le leggi di bilancio dei paesi che superano il tetto massimo di defici (3%). E poi un “supervisione delle banche europee”, ovvero l’istituzione di un unico grande controllore in grado di sorvegliare i circa 8 mila istituti del Vecchio continente. Infine l’utilizzo del nuovo fondo salva Stati Esm (in vigore dal 1 luglio) quale strumento comune per la garanzia sui depositi e la risoluzione delle crisi, anche se non è stato specificato se l’Esm potrà ricapitalizzare direttamente le banche, un punto di acceso dibattito in Europa.

Non si parla di Grecia. L’argomento Grecia, nonostante gli ultimi scandali dei dipendenti pubblici assunti contro le indicazioni della Troika e dei due anni in più chiesti per soddisfare le richieste dell’Ue, non verrà trattato nel dettaglio nel summit. Pesa anche l’assenza del Premier greco Antonis Samaras operato ad un occhio.

Le conseguenze per l’Italia. Se l’Italia non strapperà alla Germania in Sì al fondo anti spread, l’intero governo Monti potrebbe risentirne. Inoltre mercati e grandi investitori individuano proprio nell’Italia il prossimo obiettivo della crisi, che dopo Madrid potrebbe abbattersi su Roma. Un’eventuale crisi italiana, secondo gli esperti, sarebbe ingestibile dal punto di vista europeo vista la vastità della sua economia. L’uscita dall’euro potrebbe, secondo loro, concretizzarsi.

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