Draghi, il prezzo della vittoria

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L’Indro.it
Mario Draghi ce l’ha fatta. La sua linea è passata nonostante la ferma opposizione della Bundesbank tedesca. La Bce comprerà i titoli di Stato dei Paesi in difficoltà con scadenza fino a tre anni e senza limiti anticipati sul mercato secondario. L’annuncio è stato fatto ieri a Francoforte in conferenza stampa e sotto gli occhi di tutto il mondo, tant’è che il sito della Bce è andato in tilt forse per la prima volta nella sua storia.
Oggi, dopo le bottiglie stappate in serata, arrivano le critiche, soprattutto da quella parte di Germania che vede il ruolo della Bce snaturato e il suo mandato calpestato, checché ne dica Draghi. Ma l’Italia, almeno per oggi, applaude.

Vediamo prima di tutto le novità del nuovo piano di acquisto titoli chiamato ’OMT’ (Outright Monetary Transactions). La Bce potrà comprare in maniera illimitata (ovvero senza limiti fissati preliminarmente) bond sovrani dei Paesi in difficoltà che avranno chiesto l’aiuto del nuovo fonda alva Stati ’Ems’ (al voto della Corte federale tedesca il 12 settembre). Questi titoli potranno avere fino a scadenza di tre anni, quindi ben al di sopra del 1 anno che si pensava all’inizio.

Questo, in teoria, dovrebbe avere un effetto positivo sullo spread anche se questo parametro è costituito dal differenziale di rendimento dei bond italiani a dieci anni con i corrispettivi bund tedeschi (il debito pubblico italiano è in media a 6,65 anni, dati Bankitalia al 31 agosto 2012). In cambio un determinato Paese dovrà firmare il cosiddetto ’Memorandum of Understanding’ con i prestatori internazionali (qui un ruolo dovrebbe spettare anche al Fmi) che conterrà impegni formali per le riforme da rispettare alla lettera e che varieranno da caso a caso.

Se questi impegni venissero meno, la Bce potrà fermare i suoi acquisti in qualsiasi momento. Per rassicurare ulteriormente i mercati, la Bce ha anche rinunciato al suo ruolo di ’creditore privilegiato’, ovvero di detentore di precedenza nel caso il credito vada saldato.

Come si poteva immaginare, la reazione immediata dei mercati è stata positiva, con le borse mondiali in attivo, Piazza Affari che ha chiuso a +4,3% e gli spread più sensibili (italiano e spagnolo) che sono crollati (differenziale Btp/Bund sceso sotto quota 380). Eppure la notizia non ha conquistato quella parte della Germania concettualmente contraria a una simile mossa da parte della Bce. “C’è stata una voce discordante. Lascio a voi indovinare chi”, ha detto Mario Draghi in conferenza stampa dopo la riunione del board della Bce rispondendo a una domanda di una giornalista.

Non c’è bisogno di molta fantasia per capire che il no è stato pronunciato da Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, la banca nazionale tedesca, che nei giorni scorsi, in vista di una simile decisione da parte della Bce, aveva addirittura minacciato le dimissioni (poi mai pervenute).

Secondo Weidmann, in questo modo la Bce “finanzia il debito sovrano”, si legge in un comunicato di fuoco della Bundesbank, secondo la quale la Bce avrebbe violato il suo mandato che la vincola alla sola sorveglianza dei prezzi, ovvero al controllo dell’inflazione nella zona euro (dopo gli storici picchi della Repubblica di Weimar, l’inflazione per la Germania è restata uno spauracchio).

Ma qui la guerra è tutta d’interpretazione. Secondo Draghi, infatti, la Bce sta agendo “nei limiti del proprio mandato”, come ribadisce ben due volte in conferenza stampa, e lo stesso articolo 18 di questo mandato, secondo il presidente della Bce, affida all’Eurotower poteri di simili acquisti per mantenere sotto controllo la situazione monetaria all’interno dell’Eurozona. D’altronde Draghi lo aveva già detto nella riunione a porte chiuse con la commissione ECON Affari monetari dell’Europarlamento martedì scorso: “Un finanziamento a due-tre anni ha una vita troppo breve per essere considerato creazione di moneta”.

Sta di fatto che in Italia la notizia è stata accolta a braccia aperte. Con lo spread finalmente in calo sostanziale, Monti ha detto ieri che “è stato compiuto un passo importante verso una governance più soddisfacente”, e oggi ha aggiunto che “adesso l’impegno comune di governo, imprese e parti sociali è creare le condizioni per un nuovo sviluppo economico che si poggi su basi più solide rompendo la gabbia di austerità che ha coinvolto l’economia anche attraverso le nostre mani”, ha continuato il Premier italiano, assicurando che per il momento l’Italia non intende chiedere l’aiuto della Bce.

Sta di fatto che se lo dovesse fare, dovrà firmare di suo pugno il cosiddetto Memorandum of Understanding (MoU) con le misure precise che dovranno essere attuate. Pena lo stop degli acquisti della Bce. Ma è meglio non andare troppo in là. Se la Corte federale tedesca dovesse bocciare il fondo salva Stati Ems il prossimo 12 settembre, la Bce non potrà acquistare proprio un bel niente.

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