Chi ha paura del salva Stati?

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L’Indro.it
Ma i fondi salva Stati li salvano davvero gli Stati? La domanda nasce spontanea visto che il nuovo fondo permanente Esm a qualcuno fa più paura che altro. In Italia è stata lanciata addirittura una petizione per chiedere al Governo Monti di fermare la ratifica italiana del fiscal compact (il nuovo trattato di bilancio europeo) e del relativo fondo salva Stati. A Bruxelles il problema sembra invece non porsi, ma si discute solo di quanto debba ammontare questo fondo. E nel resto d’Europa? Tanto per cambiare, c’è divisione.

A lanciare l’allarme in Italia è Lidia Undiemi, studiosa siciliana di diritto ed economia, che ha denunciato “l’assenza pressoché totale di informazione” relativamente “al che cosa veramente è l’Esm”. Secondo la Undiemi si tratterebbe di una vera e propria minaccia per l’indipendenza e la sovranità del nostro come degli altri Paesi, un organo che sarà in possesso di una certa autonomia e che potrà esercitare nei confronti dei Paesi che ne facessero ricorso un potere di pressione eccezionale. Ma a pensarla così Undiemi non è da sola. Inferocito contro l’Esm è il Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà (MoviSol), la sezione italiana del movimento dell’economista statunitense Lyndon LaRouche. Ma vediamo il perché.

Secondo il MoviSol, il fondo salva Stati sarebbe l’ennesimo passo fatto nella direzione sbagliata di un’Europa che cerca in tutti i modi di salvare un progetto destinato al fallimento. Questo perché, secondo Claudio Celani di MoviSol Germania, “si tratta di un processo che non avvicina i popoli ha che li allontana”. Il problema, secondo lui, è che “l’Euro è diventato il pilastro del sistema bancario finanziario transatlantico”, e “salvare l’Euro vuol dire salvare questo sistema bancario, composto principalmente da due anime: quella che da ossigeno all’economia reale e quella delle banche d’investimento”.

Il problema, quindi, starebbe più a monte del fondo stesso, e risiederebbe nel “inglobamento delle banche commerciali in quelle speculative”. Il problema di Bruxelles, sempre secondo Celani, sarebbe proprio quello di “ripetere gli errori fatti dopo la grande crisi, ovvero mirare al salvataggio del sistema bancario attuale, della bisca finanziaria invece che risolvere davvero i problemi”. Ed è qui che l’Ems entrerebbe in gioco: “Si salvano gli Stati solo perché le banche hanno i titoli di questi Stati”. Infatti l’Esm dovrebbe essere il passo successivo all’attività di sostanziale aiuto della Bce nei confronti delle banche. La Bce, infati, si comporta da un certo punto di vista già come prestatrice di ultima istanza nei confronti dei governi, anche se non lo fa direttamente ma attraverso i finanziamenti a tre anni alle banche, con il patto che comprino titoli di Stato.

Ma allora qual è la soluzione alla situazione di precarietà finanziaria attuale? Celani non ha dubbi: “Impossibile risolvere tutto senza tornare alla separazione. Le banche continuano a parcheggiare i loro soldi alla Bce, sottraendoli in questo modo all’economia reale. Solo qualche giorno fa sono stati parcheggiati 30 miliardi in un solo giorno”. Insomma, “il sistema delle banche è in bancarotta e purtroppo ha inglobato quello commerciale quindi il risultato è la paralisi del sistema economico”. Ecco allora il grande progetto, portato avanti da MoviSol, di “separare le banche commerciali da quelli di investimento (legge Glass Steagall). Nel concreto occorre un accordo tra le nazioni mondiali (G8)”, spiega Celani. “Ci sono già delle proposte di legge da parte di un congressista americano e anche di un senatore italiano, Oskar Peterlini (Südtiroler Volkspartei)”.

Ma è possibile che Bruxelles abbia imboccato una strada così sbagliata? Di certo il fiscal compact ha suscitato varie critiche anche nel cuore dell’Europa, ma non tanto per i suoi dettami quanto per il modo in cui ci si è arrivati, ovvero con un trattato intergovernativo. La verità è che Commissione e Parlamento europei avevano già gettato le basi della nuova governance economica europea con il cosiddetto ’Six pack’ e le successive misure di attuazione e rinforzo appoggiate anche dagli Eurodeputati. A questo si sarebbero dovuti aggiungere gli ’stability bond’ (cosiddetti Eurobond) che avrebbero fatto del debito di un Paese il debito di tutti e idem per le relative obbligazioni (ipotesi poi affondata dalla Germania). Tuttavia i principi del fiscal compact di rientro del debito, contenimento del deficit e supervisione centrale da parte di Bruxelles erano già previsti. Così come il fondo permanente salva Stati Esm, che dovrà sostituire il temporaneo Efsf il prossimo luglio.

Sì perché a ben guardare la realtà dei fatti, di soldi contanti i Paesi membri ne hanno avuto bisogno nei mesi scorsi, e non solo la Grecia. Anche Irlanda e Portogallo hanno attinto dal fondo Efsf, e la Bce ha comprato miliardi di bond italiani quando questi erano dati per spazzatura sul mercato. Ma allora come si può dire che questi fondi non servano a niente? Insomma, la situazione appare più che complessa. E potrebbe esserlo ancora di più nei mesi prossimi, quando l’approvazione stessa del fiscal compact e dell’Esm potrebbe trovare non pochi ostacoli in qualche Paese membro, come la Germania, che dovrà adesso approvare il pesante pacchetto in parlamento. “Vogliamo un referendum a livello nazionale”, dice da Berlino Celani. Insomma, potrebbero esserci davvero delle sorprese.

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