Chi c’è dietro lo spread?

0

L’Indro.it
Il nemico è diventato una sigla: spread. Ormai lo conoscono tutti, dalla grande capitale al più recondito angolo d’Europa. Tanto minaccioso da far cadere governi (Berlusconi II) e forte da spostare miliardi di euro (gli ultimi sono i 30 concessi alla Spagna). A questa situazione, l’Eurogruppo di oggi ha tentato di dare una soluzione: un bello scudo per aiutare quei Paesi che “ingiustamente” vedono il proprio spread salire alle stelle pur avendo fatto, per dirla alla tedesca, “i compiti a casa”.
Prima di tutto vediamo cos’è. Con “spread” si intende il differenziale tra il tasso di rendimento di un’obbligazione nazionale (esempio BTP italiani) e quello del titolo preso a riferimento in questo caso una Bundesanleihe tedesca (Bund), i più forti d’Europa. Capita che a influenzare questa variabile, come dice il viceministro Vittorio Grilli, sono una serie numerosa di fattori, tra cui di sicuro l’instabilità di un governo. Ma in questo periodo di crisi dirompente succede che alcuni Paesi cosiddetti “virtuosi” subiscano un’impennata del proprio spread nonostante aver cercato di fare il possibile, e in una certa misura esserci riusciti, a raggiungere gli obiettivi comunitari in termini di debito e deficit. Un esempio? L’Italia di Monti. Il governo tecnicissimo del professore varesino ha fatto della virtù finanziaria il proprio credo, tagliando a destra e manca per “fare i propri conti a casa” come ha spesso detto la Merkel con il ditino alzato.

Ecco allora che allo scorso consiglio europeo il Premier Monti si era ancorato alla sedia minacciando di porre il veto a tutto, compreso l’agognato piano da 120 miliardi di euro per la crescita, pur di convincere i più scettici, vedi Germania, ad accettare che questi Paesi possano ricevere l’aiuto internazionale. Dopo 12 ore di trattative a fine giugno e altre 9 ieri notte all’Eurogruppo, il piano anti spread è diventato realtà. I ministri delle finanze hanno confermato la possibilità per questi Stati virtuosi di chiedere l’intervento dei fondi salva Stati Efsf ed Ems (appena verrà ratificato) per intervenire sul mercato secondario in chiave anti spread. Secondo l’accordo tecnico raggiunto dall’Eurogruppo, la Banca centrale europea agirà da “agente” acquirente in seguito all’approvazione della domanda da parte di Bruxelles in base alle raccomandazioni fatte Paese per Paese il 30 maggio scorso.

E l’Italia? Nonostante lo spread italiano abbia oggi raggiunto una quota da allarme rosso (477 punti dopo aver toccato il tetto dei 480 è per poi scendere a quota 457), Mario Monti ha detto in conferenza stampa di non intendere chiedere l’intervento del fondo. Tuttavia, ha detto il cauto professore, “il principio della prudenza induce a non escludere che l’Italia possa mai aver bisogno degli aiuti di questo o quel fondo”. Impossibile non ricordare che soltanto ieri lo stesso Monti sosteneva che l’Italia non avrebbe avuto bisogno di questo scudo, ma domani, come si dice è un altro giorno.

Purtroppo l’attualità delle ultime settimane insegnano che c’è poco da stare allegri. L’ok di oggi allo scudo anti spread era nell’aria dopo l’accordo politico stretto a fine giugno dai capi di Stato e di Governo sempre a Bruxelles, eppure dopo solo due o tre giorni di relax, i mercati sono tornati nel panico e lo spread, appunto, è arrivato ai livello di oggi. “Dopo un’accoglienza più calda del solito le cose si sono riposizionate al negativo”, ha confermato Monti. Ma è possibile individuare un responsabile? Su questo il Premier non parla chiaro, ma quando dice che a Bruxelles “siamo in 27 che decidiamo all’unanimità ma poi c’è chi non è molto contento e fa dichiarazioni che riducono la portata” a livello nazionale, è facile pensare subito a quei Paesi, come Finlandia e Olanda, che in questi giorni hanno duramente criticato il piano anti spread. Oppure ancora più maliziosamente a il leader di Confindustria Squinzi, accusato nei giorni scorsi di far aumentare lo spread con le sue critiche, ma forse sarebbe troppo.

Leave A Reply