Berlusconi, i tormenti del Ppe

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Lettera43.it
DaulJoseph Daul, presidente del Ppe, lancia Monti alle elezioni italiane. Caso più unico che raro visto che di solito i partiti, gruppi ed istituzioni europee cercano di non entrare in questioni nazionali. Adesso il Ppe deve disinnescare la bomba Pdl, che in molti vorrebbero vedere espulso. Due i precedenti storici: Haider e Orban. Ultimo endorsement di peso quello di Dan il Rosso a de Magistris per Napoli.
L’endorsement praticamente esplicito di ieri a Strasburgo del presidente del gruppo dei popolari al Parlamento europeo, il francese Joseph Daul, rappresenta un caso più unico che raro nella recente storia europea. Difficile ricordare un altro simile appoggio esplicito a un candidato Premier ad elezioni nazionali specie quando i candidati all’interno dello stesso gruppo politico europeo sono più di uno. “Il candidato del Ppe è il signor Monti”, ha detto ieri Daul a margine di una conferenza stampa. Quanto basta per far crollare il cielo popolare italiano. Oggi, com’era inevitabile, è stata la giornata delle precisazioni e delle mezze smentite.

Che Monti fosse la stella polare italiana del Ppe non era di certo un mistero, soprattutto da quando lo scorso dicembre Monti è stato eccezionalmente invitato al tradizionale incontro dei capi di Stato e di governo Ppe a Bruxelles che precede ogni Consiglio europeo. Ufficialmente invitato dal belga Wilfred Martens, presidente del partito popolare europeo (non del gruppo parlamentare di cui il presidente è Daul) e ufficiosamente chiamato dall’ex capo delegazione del Pdl al Parlamento europeo Mario Mauro (mai però confermato), Monti ha ricevuto pubblicamente l’abbraccio di tutti i leader popolari europei, dalla Merkel a Barroso a Daul, appunto. Sotto questa luce, l’incoronazione di ieri a Strasburgo come candidato del Ppe alle elezioni italiane stupisce un po’ di meno, ma resta pur sempre un vento unico vista la storica ritrosia delle istituzioni e formazioni comunitarie, come il Ppe, a mettere il ditino in questioni nazionali, figuriamoci poi in periodo di elezioni.

“Il candidato del Ppe è il signor Monti. Ma, come sempre in Italia, la situazione è molto complicata, perché abbiamo anche l’Udc ed il partito di Berlusconi”, ha detto ieri Daul. Parole chiare con una sola imprecisione: negli ultimi mesi i partiti italiani che rientrano nel Ppe sono diventati otto, con l’aggiunta di Fli, Fratelli d’Italia e il Grande Sud (Udeur e Svp se li era dimenticati). Ma a dire il vero presto potrebbero diventare sette, visto che in molti in Europa chiedono l’espulsione del Pdl dalle fila del Ppe alla luce delle ultime derive populistiche ed euroscettiche di Berlusconi. Lo stesso Daul ne è conscio tanto che ieri ha detto di “non volere attaccare tutti i giorni il signor Berlusconi” facendo in modo che “possa attaccare me e parlare di questa orribile Europa, questa orribile Merkel,  questi orribili francesi”. E poi ancora “Ora che siamo in campagna elettorale voglio rispettare l’elettore e il cittadino italiano. E non ho bisogno di portare un 2-3% al populismo”.

Frasi difficili da mal interpretare ma che oggi hanno dato il via allo scontato gioco del “volevo dire che”. Si perché la bomba innescata da Daul rischia di rappresentare la querelle interna al Ppe più grande di sempre. Due i precedenti storici: l’austriaco Joerg Haider e l’ungherese Viktor Orban. Nel 2000 il primo vide il suo partito venir sospeso dal Ppe a causa di alcune dichiarazioni avventate su Bruxelles e posizioni ultranazionaliste (fu il Premier spagnolo José Aznar ad imporre la linea dura). Il secondo, Viktor Orban, è stato invece recentemente al centro di accesi dibattiti a Bruxelles, anche in seno al Ppe, per la svolta autoritaria data all’Ungheria con il suo partito Fidesz e i tentativi di cambiamento della costituzione nazionale con tanto di attacco all’indipendenza di stampa, magistratura e banca centrale. Ma se Orban fino adesso è riuscito a farla franca, grazie alle concessioni di Budapest e alla sua doppia faccia istituzionale, il Pdl di Berlusconi rischia grosso, visti anche gli abbandoni di peso al suo interno come quello della settimana scorsa di Mario Mauro, ex capo delegazione Pdl passato adesso nella Lista Monti e con una certa reputazione tra i popolari.

Tornando all’endorsement di Monti, che tra l’altro ha reagito con un certo imbarazzo, per risalire a un caso simile bisogna andare al maggio 2011, con l’appoggio ufficiale di Daniel Cohn-Bendit, detto Dan il Rosso e storico leader dei Verdi in Europa, a Luigi de Magistris candidato sindaco di Napoli (VIDEO). Com’è andò a finire è noto a tutti.

@AlessioPisano

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