Brutte nuove da Francoforte

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L’Indro.it
Alla luce dell’andamento economico dell’eurozona delle ultime settimane dalla riunione del Consiglio dei Governatori della Bce tenutosi oggi a Francoforte non arrivano grandi novità. Mario Draghi, apparso piuttosto affaticato, ha confermato le stime di crescita fragili per i Paesi Euro anticipate nei giorni scorsi dalla Commissione europea, ha detto che l’Eurotower è pronta ad azionare il piano anti spread OMTs e ha annunciato la decisione dell’a Bce di non tagliare ulteriormente i tassi d’interesse. Per quanto riguarda la Grecia è sembrato invece piuttosto rassegnato: “Bene l’adozione del piano approvato ieri dal parlamento. Abbiamo fatto quello che potevamo”.
Se qualcuno sperava in una buona novella da Francoforte deve essere rimasto molto deluso. Il Presidente della Bce, Mario Draghi, ha dovuto confermare per il prossimo anno “una crescita probabilmente debole” che necessiterà delle “nostre misure di politica monetaria, standard e non standard”. L’inflazione, secondo il Consiglio della Bce, “si attesterà al 2 per cento per il restante del 2012” per poi, eventualmente, “scendere nel corso del 2013”. Un quadro che sostanzialmente conferma le previsioni grigie della Commissione europea rivelate ieri su “prospettive di crescita nel breve termine per l’economia europea fragili” e la previsione di “un graduale ritorno alla crescita nel 2013 e un rafforzamento nel 2014”.

Una situazione economica malaticcia che non risparmia nessuno, Germania compresa. A settembre Berlino ha infatti registrato un calo della produzione dell’industria di un meno 1,8 per cento rispetto al mese precedente, con tanto di riflesso sulla crescita del Pil che passa dal 3 per cento del 2011 allo 0,8 per cento del 2012. Per carità, in Germania, sia pure scarsa, si continua a parlare di crescita. Peggio va agli altri Paesi europei, ai quali Draghi ha rivolto oggi l’invito di fare il possibile per “prendere le giuste misure per appianare gli squilibri fiscali ed economici”.

A questo proposito la Bce è pronta a varare al più presto il cosiddetto ’piano anti spread’ annunciato sempre a Francoforte l’11 settembre scorso. Si tratta dell’Outright monetary transaction (Omt) grazie al quale la Bce potrà acquistare illimitatamente sul mercato secondario titoli di Stato fino a tre anni. Ma per questo resta da definire di volta in volta la ’condizionalità’, ovvero le clausole che un dato Paese dovrà rispettare per ricevere l’aiuto di Francoforte.

Dici ’clausole’ e viene subito in mente la Grecia. Draghi si è complimentato per l’adozione del pacchetto di austerity approvato ieri dal Parlamento greco, “un passo molto importante che hanno fatto il governo e i cittadini greci”, “un vero progresso rispetto alla situazione di un mese fa”. Si tratta del pacchetto da 18,5 miliardi fatto di maggiori imposte e tagli a salari e pensioni che la Grecia ha dovuto approvare per ricevere la prossima tranche di aiuti internazionali. Adesso la parola passa all’eurogruppo che si riunirà la settimana prossima.

“La Bce assicura la stabilità dei prezzi e fa il possibile per proteggere i canali di trasmissione monetaria, ma non può finanziare direttamente gli Stati membri”, ha aggiunto Draghi, quasi a dire, “abbiamo fatto quello che potevamo, di più non possiamo”. Secondo il governatore della Bce restano “fondamentali le riforme strutturali per stimolare la crescita”. Riforme tuttavia difficili in un contesto di recessione come quello descritto e dove il livello di disoccupazione nell’area euro si attesta al 11,3% (2012) ed è prevista all’11,8% nel 2013 e all’11,7% nel 2014.

Se guardando al presente risulta quindi difficile sorridere, questo diventa praticamente impossibile se si dà uno sguardo al futuro. Il 2013 si attesta un anno difficile sulla carta, situazione che rischia di aggravarsi per le elezioni politiche in due grandi Paesi dell’area Euro, la Germania e l’Italia. Ma questo Draghi non ha potuto dirlo.

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