Belgio, venti di secessione

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Lettera43
La bandiera giallo-nera sventola ad Anversa, la città più importante della regione fiamminga, in Belgio. Il partito separatista N-Va (Nuova alleanza fiamminga) ha infatti espugnato il municipio alle elezioni comunali del 14 ottobre.
LA VITTORIA DEL «LEONE». Dopo gli ottimi risultati ottenuti alle ultime elezioni nazionali, nel giugno 2010, Bart De Wever, leader del partito e noto come «il leone delle Fiandre», è riuscito infine nel suo intento: De Wever è diventato infatti il sindaco della città, ma le sue dichiarazioni – e il suo peso politico – sono tutte rivolte in chiave nazionale. O, meglio, secessionista.
La presa di Anversa, come lo stradominio nell’intera regione ricca e industriale del Nord, gli servono infatti come pretesto per invocare ancora una volta la riforma dello Stato in senso confederale.
L’OBIETTIVO RESTA LA SECESSIONE. Insomma, il federalismo belga, concesso nel 1993, non basta più agli indipendentisti fiamminghi. Il prossimo passo è la confederazione, ma l’obiettivo resta la secessione.
«Oggi è una domenica giallo-nera», ha esultato De Wever la sera del 14 ottobre con in mano i risultati delle urne, che lo hanno visto battere il sindaco socialista uscente Patrick Janssens (in carica da nove anni) con il 37,5% delle preferenze (contro il 28,7%).
Una vittoria ripetuta in tutte le Fiandre, dove Nuova alleanza fiamminga ha portato a casa la maggioranza dei Comuni, a fronte di una debole presenza nella regione di Bruxelles (4,34%) e ovviamente niente in Vallonia, il Sud agricolo e più arretrato.
L’APPELLO AL PREMIER DI RUPO. «Intendiamo dare ai fiamminghi il governo che vogliono a tutti i livelli. Per questo chiedo ufficialmente a Elio Di Rupo (il premier belga socialista) e a tutti i politici francofoni di assumersi le proprie responsabilità e di lavorare insieme con noi per una riforma confederale dello Stato belga».
«Confederazione» è diventata la parola d’ordine dei 6 milioni di fiamminghi (su 11 milioni di belgi totali) che vivono delle Fiandre, visto che «secessione» non si può ancora pronunciare.
ESTREMISTI IN CALO. Lo aveva fatto in passato il partito estremista Vlaams Belang che chiedeva l’autonomia delle Fiandre con toni molto meno pacati. Ma nelle ultime consultazioni la formazione ha visto la maggior parte del proprio elettorato confluire nelle file dell’N-Va, partito più moderato ma di sicuro più efficace.
D’altronde le elezioni del 14 ottobre rappresentano solo l’ultimo episodio di una saga che va avanti da anni e che vede la regione settentrionale sviluppata delle Fiandre, contrapposta alla Vallonia, la regione del Sud più povera e a prevalenza agricola.
I SOCIALISTI TENGONO BRUXELLES. In mezzo si trova Bruxelles, che in realtà non è una città bensì un’altra regione, la terza del Paese, composta da 19 Comuni, dove il partito socialista del premier Di Rupo, di origini italiane, ha tenuto il colpo mantenendo la maggioranza delle communes.
Il Belgio, se unito sulla carta, è infatti diviso al suo interno non solo in tre Regioni, ma anche in altrettante comunità linguistiche (fiamminga, francofona e addirittura tedesca) e oggi anche politiche.
PER 540 GIORNI SENZA GOVERNO. Non è un caso che il Paese sia restato senza governo per 540 giorni dalla elezioni del giugno 2009, vista l’impossibilità tra socialisti francofoni e indipendentisti fiamminghi di trovare un accordo su riforme e budget.
Un’impasse che ha giovato all’N-Va. Il partito ha visto i propri consensi aumentare di pari passo al malcontento dei belgi settentrionali, abitanti della regione dove si produce quasi il 60% del Prodotto interno lordo e dove il tasso di disoccupazione è circa un terzo di quello del Sud.
VERSO UNA NUOVA STRUTTURA DI GOVERNO. «Il vostro governo e la sua politica fiscale non hanno più il supporto dei fiamminghi. Non ci resta altro che lavorare insieme per formare la nuova struttura di governo confederale che fiamminghi e valloni meritano», ha incalzato De Wever da Anversa, suonando la carica per le prossime elezioni regionali e federali del 2014.
Al premier Di Rupo, quotidianamente impegnato a far tornare i conti di un Paese a elevato debito pubblico e al quale l’Europa ha chiesto di stringere la cinghia, non resta alto che far spallucce, ricordando che «si è trattato solo di elezioni comunali».
L’ADDIO DI JANSSENS. Ma ad Anversa il sindaco uscente Janssens ha lasciato il palazzo comunale tra i singhiozzi e con un contrito post sul proprio blog dal titolo «Anvers, je t’aime» (Anversa ti amo): «È stato un onore essere sindaco per nove anni. Grazie a tutti».
Ma in città, come in tutto il Belgio, non c’è più spazio per i sentimentalismi. La secessione, per tanti anni un tabù, è ormai davvero dietro l’angolo.

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