Bce, il giorno decisivo

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L’Indro.it
Nella settimana che darà una svolta alla crisi dell’euro, grazie a un interventismo della Banca centrale europea senza precedenti, i dettagli contano eccome. Il presidente della Bce Mario Draghi, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e il presidente della Bundesbank Jens Weidmann hanno innescato un dibattito ad alto livello che contribuirà a definire il ruolo della Bce negli anni a venire. Non mancano le dichiarazioni a effetto, da “l’euro è irreversibile” di Draghi alle “dimissioni” minacciate da Weidmann. Il 6 settembre sarà il giorno decisivo, il giorno in cui il board della Bce si riunirà a Francoforte e prenderà una decisione sui prossimi passi da compiere.
Dopo un’estate relativamente calma, anche grazie ai muscoli mostrati da Draghi a fine luglio (“faremo di tutto per salvare l’euro, e credetemi, basterà”) adesso la Banca centrale europea deve passare dalle parole ai fatti. Che solo l’Eurotower possa risolvere la crisi del debito ormai si è capito, resta però da definire il ’come’. Duplice il pomo della discordia: prima di tutto l’acquisto da parte della Bce dei bond (obbligazioni) dei Paesi in difficoltà, come Grecia, Spagna e Italia, una mossa che non solo darebbe respiro ai bilanci statali, ma che li aiuterebbe ad alzare la testa di fronte ai mercati internazionali. In secondo luogo, ma non certo per importanza, le modalità di sorveglianza internazionale prevista dalla cosiddetta ’unione bancaria europea’ in fieri a Bruxelles e la cui proposta verrà presentata ufficialmente dalla Commissione europea il 12 settembre.

Partiamo dall’acquisto di bond. Intervenuto ieri in commissione ECON Affari economici al Parlamento europeo, Mario Draghi (secondo quanto hanno riferito alcuni eurodeputati, visto che l’incontro si è tenuto a porte chiuse) avrebbe detto che secondo Francoforte “l’acquisto di obbligazioni a tre anni da parte della Bce non costituisce aiuto di stato (proibiti dai trattati Ue, nda) perché troppo brevi nel tempo”. Si tratta dell’ufficializzazione in sede parlamentare delle intenzioni di Draghi, ovvero di acquistare i bond spagnoli e italiani per far abbassare i relativi spread e dare respiro ai governi.

Dura come un macigno l’opposizione della Bundesbank, il cui presidente Jens Weidmann nei giorni scorsi ha minacciato addirittura le dimissioni in segno di protesta. Ma su questo punto la Germania appare più che divisa. Lo stesso membro tedesco della Bce, Joerg Asmussen, sembra infatti più che possibilista, anche se ha precisato che la Bce “non deve compiere gli errori dell’estate scorsa, quando l’Istituto comprò titoli italiani e il tempo guadagnato non fu utilizzato da Roma per le necessarie misure di aggiustamento”.

Diverso il discorso sull’unione bancaria europea. Qui a entrare nel dibattito è il ministro alle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, europeista convinto ma scettico di fronte alla possibilità per la Bce di controllare tutte le 6000 banche europee. Secondo Schaeuble, la Bce dovrebbe limitarsi a mettere sotto controllo le cosiddette banche strutturali, ovvero quelle principali, sia per capitali che per investimenti. Una proposta che, se condivisibile sulla carta, non metterebbe l’Ue al riparo dai collassi di banche come la Northern Rock, Dexia e Bankia, tra quelle all’origine dei terremoti di questa crisi.

“Penso sia una possibilità piuttosto irrealistica”, ha detto alla radio tedesca Deutschlandfunk Schaeuble, che ha poi aggiunto di essere alquanto ’sorpreso’. “È sempre così, dopo un’intervista i media montano le attese per un qualcosa che non può essere fatto”. La proposta di unione bancaria presentata a grosse linee dalla Commissione europea, e già applaudita dal commissario al mercato interno Michael Barnier, dovrebbe invece prevedere un controllo proprio su tutti gli istituti di credito d’Europa attraverso un percorso fatto di varie fasi.

Insomma i presupposti per una settimana interessante ci sono tutti. Si inizia giovedì 6 settembre a Francoforte con il board della Bce.

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