Audizioni: Bratusek si dimette

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(Pubblicato su Euractiv.it)

Alenka Bratušek si è dimessa da candidata commissaria europea dopo la bocciatura del Parlamento europeo. La notizia è arrivata nel pomeriggio dopo il rinvio della conferenza dei presidenti dei gruppi politici del Parlamento dovuta al rigetto della Bratušek.
Adesso spetta al governo di Lubiana proporre un altro nome che soddisfi i requisiti del posto da vicepresidente della Commissione europea e responsabile per l’Unione energetica. Al Parlamento europeo piace l’eurodeputata Tania Fajon, socialista ma appoggiata anche dai popolari. A questo nome si oppongono invece i liberali, famiglia politica alla quale apparteneva la Bratušek, che non vogliono perdere un commissario. Lubiana dovrà proporre la nuova candidata entro domani, se si vogliono rispettare i tempi tecnici che portino il Parlamento europeo a votare l’intero collegio di commissari il prossimo 22 ottobre, a Strasburgo.

Jean-Claude Juncker può tirare un (mezzo) sospiro di sollievo

“Pieno rispetto ad Alenka Bratušek per il passo indietro fatto, decisione che aiuta a finalizzare la composizione della prossima Commissione insieme al Parlamento e al Consiglio”, si legge in una nota del futuro numero uno del Berlaymont. In mattinata Juncker era sembrato in difficoltà, in quanto non in potere di esigere il ritiro della candidatura di un commissario nominato.

La Slovenia ha un giorno e mezzo per decidere

Per rispettare la serrata tabella di marcia che porta al voto in plenaria da parte del Parlamento europeo dell’intero collegio di commissari fissato per il 22 ottobre, Lubiana deve avanzare il nuovo nome entro la fine di questa settimana, così da permettere al Consiglio europeo e successivamente al Parlamento di fare le opportune valutazioni. Un eventuale cambio sostanziale di candidato potrebbe infatti esigere un cambio di portafogli e qualche audizione nuova al Parlamento europeo.

Socialisti e popolari vogliono Tania Fajon

L’eurodeputata socialista, 43 anni ed ex corrispondente slovena da Bruxelles, piace a entrambi i principali gruppi politici del Parlamento, dove è stata eletta per la prima volta nel 2009 e dove gode di buona reputazione. Lo stesso presidente tedesco del gruppo popolare Manfred Weber, in una nota officiale ha dichiarato che la Fajon “risponderebbe perfettamente ai criteri richiesti”, ovvero l’essere donna e l’avere esperienza. Scontato l’appoggio dei socialisti, stessa famiglia politica della Fajon.

I liberali non ci stanno

Sembra strano, soprattutto alla luce del suo passato politico, ma Alenka Bratušek appartiene alla famiglia dei liberali. Ecco che il gruppo Alde non ci sta a perdere uno dei cinque commissari designati, specie una vice presidenza. L’eurodeputato Ivo Vajgln, sloveno e liberale, ha parlato senza mezzi termini di “harassment inaccettabile nei confronti del governo di Lubiana da parte di socialisti, popolari e verdi”. Per non incorrere in uno scontro politico, e visto il nuovo colore del governo sloveno, il nuovo nome potrebbe essere sempre una donna, magari con meno esperienza ma almeno liberale, il che taglierebbe fuori la Fajon. Se invece Lubiana dovesse accontentare socialisti e popolari, la Fajon finirebbe al Berlaymont ma difficilmente alla vicepresidenza, fatto che implicherebbe un rimpasto di portafogli.

Impasse legislativa

L’intera procedura avverrà per iscritto, ma non è ancora chiaro chi dovrà intervenire in seguito alla nuova candidatura della Slovenia. Sembra inevitabile un passaggio, almeno per iscritto, per il Consiglio europeo prima delle nuove audizioni e del voto del Parlamento. Una cosa è certa: se i tempi si allungano salta il voto del 22 ottobre e per avere la nuova Commissione europea in funzione bisognerà ancora aspettare. Compreso il piano di investimenti da 300 miliardi annunciato da Juncker nelle settimane scorse.

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