Arriva la super banca europea

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L’Indro.it
A volte si ha quasi il dubbio che la crisi dell’Eurozona sia in realtà una crisi delle banche. E forse è proprio così. Non stupisce, infatti, che l’ultima ’soluzione definitiva’ individuata da Bruxelles alla crisi dell’Euro sia un’unione bancaria europea. Insomma, dopo i bailout miliardari ai Paesi in difficoltà, il nuovo fondo salva Stati Ems, i project bond e gli Eurobond, l’asticella del salvataggio dell’Euro si alza ancora di più.
Ne ha accennato il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso in occasione delle raccomandazioni ai Paesi membri sulle “prossime tappe verso la stabilità, la crescita e l’occupazione” in Europa il 30 maggio, e lo ha detto a chiare lettere il Governatore della Bce Mario Draghi in commissione affari economici del Parlamento europeo il 1 giugno: l’unione bancaria europea è indispensabile per uscire dalla crisi.

L’obiettivo, in parole povere, è spezzare il legame tra bilanci sovrani e bilanci bancari e con esso, il legame tra i rispettivi debiti. Va da sè che in questo modo il destino (così come il debito) dei Paesi europei diventa uno solo. Questo vuol dire che le banche resterebbero localizzate geograficamente nei vari Paesi Ue ma non avrebbero più nazionalità. La Bankia, ad esempio, continuerebbe ad essere in Spagna ma non sarebbe più spagnola. E così via. Questo richiederebbe quattro elementi: un fondo generale di ricapitalizzazione, un fondo di garanzia per i depositi, un regolatore centrale e un supervisore altrettanto centrale. E poi bisognerebbe trovare i soldi per finanziare adeguatamente i due fondi (ricapitalizzazione ed assicurazione) ed è qui che entrano in campo i cosiddetti Eurobond (obbligazioni europee). Sì perché va da sè che per dare al sistema affidabilità e solidità, il fondo d’assicurazione dovrebbe essere illimitato, e magari ancorato per sicurezza alla Bce.

Si tratta solo di alcuni passi che, nelle intenzioni di Bruxelles e Francoforte, preverrebbero efficacemente i rischi default che si stanno verificando da mesi a questa parte. Secondo Draghi, infatti, unione bancaria, responsabilità in solido di depositi bancari e istituti di credito, e una sorveglianza creditizia centralizzata a livello europeo sono i tre fattori chiave del progetto salva Euro. In settimana i direttori dei Tesori della zona euro si sono confrontati sulla creazione di un fondo di riscatto del debito che unirebbe tutti quelli superiori al 60% del Pil nazionale, un calderone dove insieme a Grecia e Spagna (e tanti altri) finirebbe anche l’Italia.

Se per quest’ultima possibilità non è escluso l’ok della Germania, per il resto nel vertice di fine giugno a Bruxelles ci sarà invece da combattere. Berlino potrebbe infatti concordare su una mutualizzazione dei debiti ma, in perfetto stile tedesco, potrebbe volere in cambio una cessione di sovranità da parte degli Stati coinvolti. Insomma, la solita storia. Sull’unione bancaria, invece, è un altro paio di maniche. Tutti i passaggi ad essa correlati implicano evidentemente un’integrazione politica alla quale non tutti, vedasi Germania, sono ancora pronti. Basti pensare alla bagarre sugli Eurobond scoppiata a Bruxelles all’ultimo vertice europeo. Insomma, al prossimo di vertice europeo, il clima non sarà di certo più rilassato.

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