Agricoltura, il Veneto rischia un maxi-taglio per i fondi europei

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Il Giornale di Vicenza / L’Arena di Verona
trattoreTra manifestazioni e summit europei, a Bruxelles si stanno giocando le partite decisive di quella che sarà la Pac- politica agricola comune dell’Unione europea e i relativi capitoli di spesa comunitari dei prossimi sette anni di programmazione comunitaria 2014-2020. Come già emerso da tempo, si tratta di una nuova programmazione che rischia di penalizzare oltre misura l’Italia e le regioni maggiori beneficiarie di fondi europei di sostegno al settore come il Veneto. Altro tasto dolente è costituito dalle famose quote latte, osteggiate praticamente all’unisono dai produttori nostrani ma difese oltre misura da altri Paesi.
I TAGLI PER L’ITALIA. A fine novembre tre sono stati gli eventi di rilievo a Bruxelles per quanto riguarda l’agricoltura. Si è riunito il Consiglio europeo straordinario tra i capi di Stato e di governo per definire l’intero budget del periodo pluriennale di programmazione 2014-2020. Alcuni Paesi, tra i quali la Gran Bretagna e la Svezia, hanno spinto per ingenti tagli alla proposta iniziale della Commissione europea di 1.048 miliardi di euro. Il presidente del Consiglio europeo, il belga Herman Van Rompuy, ha cercato di mediare proponendo tagli per circa 80 miliardi nella speranza di trovare una posizione comune. Per quanto riguarda l’agricoltura, proprio per accontentare i grandi beneficiari come Italia e Francia, è stata proposta una riduzione dei tagli previsti soltanto una settimana prima di 7,8 miliardi, una sforbiciata rispetto al periodo precedente 2007-2013 di oltre l’11 per cento. Ma per l’Italia e il Veneto cosa vuol dire? I tagli proposti in seguito alle pressioni di alcuni Paesi del NordEuropa e soprattutto i criteri utilizzati per la distribuzione di questi fondi penalizzano fortemente il nostro Paese. Per l’Italia l’effetto della convergenza comporta infatti una riduzione annuale della dotazione finanziaria per i pagamenti diretti (massimale nazionale) pari a circa 248 milioni di euro rispetto al 2013 (-6%) e a partire dal 2017. Per quanto riguarda il Veneto, la Coldiretti stima contributi inferiori di circa 150 milioni di euro l’anno per i circa 100mila agricoltori veneti. Uno degli aspetti più delicati e controversi è appunto la distribuzione degli aiuti Ue sotto forma di contributi per ettaro, per capo allevato oppure come finanziamento agli investimenti. Altre regioni italiane, infatti, con la ridistribuzione, risulterebbero invece favorite grazie alle coltivazioni più estensive a scapito delle scelte agronomiche produttive tipiche della pianura padana. «SERVE UN REGIME TRANSITORIO». Il summit europeo tra i 27 ministri dell’Agricoltura europei, tenutosi sempre a Bruxelles, ha cercato di riequilibrare la situazione europea che vede ad oggi premiati maggiormente i Paesi neo entrati nell’Ue (Romania e Bulgaria in primis). Secondo il ministro italiano Mario Catania «è ragionevole pensare che non sarà possibile evitare un regime transitorio per la riforma della Politica agricola comune» visto il ritardo nelle negoziazioni del bilancio 2014-2020. «Siamo praticamente fuori tempo massimo per partire nel 2014 con la nuova riforma, anche se un accordo sul bilancio 2014-2020 sarà raggiunto a febbraio». QUOTE LATTE. Discorso a parte merita il capitolo delle quote latte. L’European Milk Board (federazione che unisce diverse organizzazioni di settore europee) ha radunato a Bruxelles 2500 produttori di latte provenienti da 14 Paesi europei: da una parte protestano contro l’attuale sistema delle quote, dall’altra chiedono maggiore regolamentazione. Perché se la Coopagri italiana, ad esempio, chiede l’addio definitivo al sistema delle quote (che sarà comunque definitivo a partire dal 1° gennaio 2015), i produttori belgi, per citare un esempio nordeuropeo, chiedono una maggiore regolamentazione – quindi più quote – visti i vantaggi per questi Paesi oggi grandi esportatori di latte anche nel SudEuropa. I prossimi mesi saranno decisivi.

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