AAA Grecia vendesi

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Lindro.it
La Grecia firma un progetto europeo per rilanciare il turismo in bassa stagione. Proprio sul turismo, in caso di default e uscita dall’Euro, il governo greco dovrà puntare per rilanciare l’economia del Paese favorita dalla svalutazione della dracma. Ma attenzione agli speculatori. Qualcuno in Europa ha già cercato di comprarsi isole e Partenone in cambio degli aiuti internazionali. La Commissione europea dovrà vigilare
Anche la Grecia parteciperà al progetto europeo per lo sviluppo del turismo in bassa stagione tra Sudamerica ed Europa. La firma è avvenuta proprio oggi da parte del viceministro greco per la Cultura ed il Turismo, George Nikitiades, ed il Commissario Ue per l’Industria, l’italianissimo Antonio Tajani.

Il progetto, lanciato a giugno 2011, ha l’obiettivo di portare ben 50mila turisti tra le due sponde dell’Atlantico. Ci partecipano, infatti, Brasile, Argentina e Cile per il Sudamerica e Italia, Spagna, Francia, Polonia, Lituania e, appunto, Grecia per quanto riguarda l’Europa. “È cruciale lavorare con la Grecia non solo sul fronte del debito ma anche per sviluppare la crescita ed il lavoro”, ha detto Tajani. ”Il turismo, oltre all’export, è uno dei pochi settori in crescita nel Paese”. Soddisfatto anche Nikitiades, che ha definito l’accordo “un’opportunità per aiutare concretamente il Paese” ed ha prospettato joint ventures “fra due-tre Paesi” per creare pacchetti turistici “con Roma, Atene e magari Parigi”. “L’obiettivo di 50.000 turisti è basso, faremo molto di più”.

Insomma una sferzata di ottimismo che di sicuro non fa male ad un Paese, la Grecia, ormai davvero sull’orlo del baratro. Certo, dirà qualcuno, lo si dice da mesi e poi non succede mai nulla. Purtroppo la favola di “al lupo al lupo” questa volta rischia di non valere per Atene, dal momento che se Lucas Papademos non riuscirà a convincere i leader dei tre principali partiti ellenici (George Papandreou, Antonis Samaras and George Karatzaferis) ad accettare la nuova ondata di austerity imposta dalla cosiddetta Troika (Bce, Ue e Fmi), l’uscita della Grecia dall’Euro potrebbe diventare inevitabile in un paio di mesi.

Alla luce di questo default forzoso, anche se “guidato” assicurano gli economisti europei, proprio il turismo potrebbe diventare la chiave di volta della nuova Grecia, oppure la sua pietra tombale. Spieghiamoci. Se Atene dovesse uscire dall’Euro, non le spetterà altro da fare che tornare alla “cara e vecchia” dracma, moneta che si troverà svalutata più che mai. Poco male in una situazione d’emergenza, dal momento che una moneta debole non sempre è tutta da buttare. I sostenitori del “default guidato” come unica soluzione all’attuale dramma greco, vedono proprio nella svalutazione della dracma un importante viatico per rilanciare la morente economia greca strozzata oggi dalle pesanti, e per certi versi insostenibili, misure di austerità imposte dai grandi prestatori internazionali (Fmi e Bce). Questo vuol dire che il Governo greco dovrà fare di tutto per sfruttare a proprio vantaggio la “convenienza” di avere una moneta debole, primis tra tutti, appunto, il turismo. Tradotto in soldoni, se i 50mila turisti che il piano turismo in bassa stagione vuole portare nelle isole del mare Egeo, diventassero 500mila, l’economia greca ne riceverebbe un fortissimo quanto ormai insperato impulso a rinascere. La stessa Commissione europea, con un pizzico di ironia, ha cercato l’estate scorsa di spingere i turisti europei ad “andare in vacanza in Grecia”, anche se per risanare le voragini del greco di Atene ci vorrebbe ben altro.

Ma attenzione. Il default greco potrebbe avere anche degli effetti catastrofici sulle sorti dell’intero Paese. Una volta dichiarato il fallimento, lo Stato sarebbe costretto a “vendere” gran parte dei propri possedimenti per ripartire da zero, compresi i beni demaniali. La storia, o meglio l’attualità, ci insegnano come gli speculatori sappiano ben approfittare delle male sorti altrui. Questo, nel caso di un Paese costretto a privarsi dei beni di famiglia, potrebbe tradursi in una “corsa all’oro” greco, con effetti duraturi nel tempo. Fantascienza? Non proprio, visto che la prima richiesta di “ipotecare il Partenone” è arrivata niente di meno che dal governo di Helsinki lo scorso luglio, quando si trattava già dei primi aiuti europei. Una pura boutade? Forse, ma sicuramente ripetuta anche da alcuni politici tedeschi che, contrari ad altri aiuti ai “lassisti meridionali” hanno detto che se volevano soldi dalla Germania, i greci avrebbero dovuto cederle qualche isola.

Sta di fatto che, in caso di default e svendita del patrimonio pubblico, il rischio speculazione in Grecia sarà altissimo. A vigilare sarà un’altra volta la Commissione europea, che dovrà essere lesta a mettere i giusti paletti attorno alla Grecia a rischio “sciacalli”. E per i Paesi fuori dall’Ue? Questa è un’altra storia.

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